Una storia sul Jova Beach Party

Sono fan di Jovanotti, questa potrebbe essere premessa importante per questo post ma forse non lo è affatto.

Sono stata al Jova Beach Party nel 2019, ricordo che generò qualche polemica che stentai a capire, ci andai e lo trovai perfetto. Quest’anno ci sono tornata, ho comprato i biglietti qualche giorno dopo l’annuncio delle date e ho aspettato l’inverno per godermi una giornata estiva. A piccole dosi, con il passare dei mesi, sbucava qualche polemica sull’evento: il tema ambiente sembra davvero stare a cuore a tutti quelli a cui quell’artista proprio non va giù. Eppure i comuni hanno autorizzato la sua presenza sulle spiagge, le macchine organizzative sono state avviate, gli imprenditori hanno aderito a partnership e iniziative per esserci quando quell’evento avrebbe radunato enormi quantità di persone.

Un po’ per curiosità, un po’ per deformazione professionale, un po’ perchè a certi temi ci tengo anche io ho ascoltato le critiche, cercato di seguire il filone delle polemiche. Non ho mai detto la mia, un po’ perchè l’inconscio mi portava ad essere lontana da quelle posizioni un po’ perchè più passava il tempo più percepivo polemiche e mai proposte. Ho avuto, anche in questo caso, la sensazione che la voglia di far polemica fosse in questo dibattito preponderante. Ho lasciato perdere, quindi sono andata alla tappa pugliese del Jova Beach Party. L’ho trovato migliorato, strepitoso, pieno di cose e persone belle. Ho scoperto musica nuova, ho visto Jovanotti cantare e fare il dj. Ho mangiato e bevuto, ho visto tantissima gente lavorare duramente e una macchina organizzativa funzionare, con cura del dettaglio nonostante qualche aspetto migliorabile. Ho cantato, ballato, pianto e riso. Mi sono emozionata anche solo guardandomi attorno, dimenticando per un attimo di non aver potuto vivere certe sensazioni per tre anni e ricordando all’improvviso quanto bello sia abbracciarsi e avere l’immensa fortuna di godere dal vivo dell’arte.

Sul palco, infatti, c’erano grandi artisti. Jovanotti lo è, è innegabile anche se le sue canzoni non vi piacciono. Ama quel che fa e si vede, piange quando canta, balla, ha paura che qualcosa non vada, parla di amore e passione e ci crede fino in fondo, ringraziando sempre chi lavora per lui.

Jovanotti è un artista che fa tanto e tanto sa fare. Lo fa perchè lo ama, ne guadagna in vita e in soldi. I soldi non tolgono valore al lavoro di un artista, piuttosto lo danno. Se un artista di grande calibro guadagna tanto è giusto, se mette in moto un grande evento anche con lo scopo di guadagnarci tantissimo non è venale, sta lavorando. Lo fa consapevole di quel che muove, di quel che fa e di come lo fa. E io ho sempre avuto la sensazione che Jovanotti fosse consapevole fino in fondo. Me l’ha confermato lui quando, a fine concerto, ha risposto alle critiche ricevute esattamente come avrei risposto io, anzi molto meglio. Senza rabbia, senza fare nomi, senza sparare contro qualcuno Jova ha detto che il suo party non è un evento green, è un grande evento. Trasmette valori come è giusto che sia, invita al rispetto dell’ambiente e degli uomini e lo fa nella maniera più sostenibile possibile in un mondo che non è sostenibile. Nessuno in questo momento e su questa terra ci permette di vivere in maniera sostenibile, non ci sono veri mezzi e modi. Sostenibilità per me, e forse anche per Jova, è dare il meglio di noi in un mondo che non va come dovrebbe. Vuol dire che noi e gli artisti non abbiamo responsabilità? Assolutamente no. Significa solo che noi possiamo fare del nostro meglio. Se siamo cittadini e pubblico di un evento possiamo comportarci bene con l’ambiente, se non lo facciamo non è colpa di Jovanotti. Se siamo Jovanotti possiamo fare arte e utilizzarla, giustamente, per trascinare tutti ad essere onesti e rispettosi, per far lavorare tante persone, per fare business e per creare qualcosa di nuovo. Possiamo meritarci i soldi che guadagnamo e facciamo guadagnare facendo, soprattutto, arte nel migliore dei modi. Offrendo cioè al pubblico uno spettacolo degno del nome, dando il massimo e creando bellezza. Quello è il compito, quella è la missione da perseguire. 

Non ha quindi alcun senso puntare il dito contro Jovanotti perchè non crea sostenibilità, perchè fa soldi o perchè occupa spiagge. Possiamo, di contro, smetterla di polemizzare, se ci teniamo all’ambiente possiamo fare del nostro meglio per renderlo come dovrebbe. Possiamo, volendo, godere dell’arte, ricordarci che c’è ancora qualcuno che in questo mondo un po’ bruttino crea momenti meravigliosi per stare insieme, per cantare, per emozionarci. Possiamo abbassare le inutili armi delle chiacchiere e godere di tanta bellezza, poi metterci accanto a chi sa farla e magari aiutarlo a rendere il mondo un posto migliore, magari sostenibile anche senza stories polemiche.

Io qualche giorno fa ho fatto di tutto per non sporcare la spiaggia che mi ha accolta, ho goduto di uno spettacolo bellissimo, ho pensato che le polemiche sono una perdita di tempo quando c’è tanta vita da vivere e ancora troppo da fare.

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