L’informazione più importante: come informarsi

Parlare di informazione sembra una cosa semplice, io credo sia la cosa più difficile del mondo. Non dirò che oggi informarsi è semplice, che c’è internet e tutto quello che già sappiamo, tutti e in tutti i modi. Il modo di informarsi è cambiato, i più grandi se ne sono accorti, per quelli nati dalla fine degli anni ’80 in su invece è avvenuto tutto in maniera automatica.

Non è del modo in cui oggi ci si può informare che voglio parlare, ma delle scelte che ognuno di noi fa quando sceglie di informarsi. Proprio l’enorme quantità di fonti, di stimoli, di opportunità di informazione ci consente di avere le notizie sempre a portata di mano. Forse proprio per questo non ci rendiamo conto quanto importante sia farne buon uso. Siamo diventati complottisti, sospettosi, sempre pronti ad affermare che ci stanno nascondendo qualcosa e non ci permettono di capire. La tendenza, forse direttamente collegata alla gran quantità di informazioni da cui siamo bombardati e quindi in qualche misura fisiologica, è quella di dire immediatamente la nostra. Tutti parlano di tutto, questo ci fa sentire autorizzati – o forse in obbligo – ad avere una nostra immediata opinione e ad esporla immediatamente. Ci dimentichiamo, troppo spesso, che dire quel che si pensa o anche semplicemente raccontare agli altri una notizia comporta una responsabilità ma, soprattutto, presuppone il sapere davvero ciò che stiamo dicendo. Qualcuno potrebbe dire che questo è compito solo del giornalista, perchè è lui che parla e trasmette informazioni. Ma non è anche per noi stessi che dobbiamo sapere bene qualcosa? Non siamo anche noi pronti a scrivere un post su facebook, a trasmettere qualcosa che qualcuno potrebbe leggere e prendere sul serio? Non è forse importante, anche solo per costruire la nostra personale opinione, conoscere davvero un argomento?

Partiamo dall’inizio. Ci svegliamo e mentre facciamo colazione guardiamo distrattamente facebook, troviamo una notizia che per un qualche motivo attira la nostra attenzione. La apriamo, leggiamo – a volte un po’ di corsa, un po’ controllando prima quanto lungo sia il pezzo – e dopo siamo convinti di conoscere la notizia, di sapere cosa sia successo. Che si tratti di una notizia di cronaca – come l’incidente di un atleta – o di un pezzo di approfondimento su un tema più complesso – come le attuali proteste in america o la pandemia di Coronavirus – possiamo spesso cadere nell’errore del pensare di conoscere una notizia avendo letto un solo articolo, avendo visto un video o ascoltato qualche stralcio.

Approfondire un argomento non è solo una necessità legata al doverlo trasmettere, io credo sia un atto dovuto a noi stessi più che agli altri (a parte per i giornalisti, il loro approccio alla notizia è altro e non è di loro che qui si parla). Conoscere a fondo, o comunque nel miglior modo possibile, ciò che accade ci permette non solo di rendere autorevole un nostro eventuale post social, ma soprattutto vivere nel mondo. Conoscere i meccanismi della nostra terra vuol dire poterla abitare. Sapere che, per esempio, dietro le proteste americane non c’è solo un omicidio ma una storia millenaria, una serie di ragioni e mondi che si incontrano da tempo e che ora si scontrano è importante per capire perchè accada qualcosa di così grosso e sconvolgente. Ma allora come si fa a non fermarsi alla superficie delle cose? Come facciamo, pur non conoscendo dall’interno i meccanismi dell’informazione e delle notizie, a conoscere davvero qualcosa? Il modo c’è, basta scoprirlo e farlo proprio. Far diventare la corretta informazione uno stile di vita, con il solo intento di star meglio nel mondo e di aiutare la stessa informazione a crescere in modo sano.

Navigare nel mare di informazioni che abbiamo a disposizione è difficile, ma scegliere di imparare a farlo significa rendere ogni viaggio incredibilmente interessante. Per conoscere una notizia, approfondirla e farsene un’idea si possono fissare passaggi fondamentali:

  1. Capire e conoscere le fonti di informazione, ovvero conoscere quali sono le testate che forniscono un’informazione chiara e attendibile, quali sono quindi quelle più accreditate. Comprare i giornali più importanti in edicola, navigare in internet – prima che sui social, che sono mezzo di divulgazione e non sempre fonte diretta – anche semplicemente googlando la notizia o l’argomento che ci interessa e guardando quali e quante testate ne parlano è sicuramente un primo importante passo.
  2. Leggere, leggere e leggere. Quanto più possibile, quanti più giornali abbiamo a disposizione e anche più di quel che ci va. Leggere più giornali – ma anche newsletters, opinioni, ascoltare podcast – possibile ci dà un’idea chiara di quanto ogni testata dia spazio a cose diverse e come.
  3. Confrontare. Se decidiamo, anche come semplice esperimento, di leggere una stessa notizia su più giornali o ascoltarla in più tg ci renderemo conto di come appaiano dettagli differenti e di come la stessa informazione sia descritta e presentata in maniera diversa. Questo non significa necessariamente che un giornale dica il vero e un altro il falso, ma solo che, esattamente come accade per i nostri fatti nella quotidianità, ognuno abbia un diverso punto di vista sulle cose. Conoscere tutti i punti di vista, o comunque conoscerne più di uno, ci permette di: conoscere il maggior numero di informazioni possibile, farci poi una nostra personale idea su quel che è successo e su come e perchè ogni testata approcci alle cose in maniera differente.
  4. Approfondire. Essere attratti da alcuni argomenti e meno interessati ad altri è naturale e giusto. Quel che diventa importante, quando un argomento ci interessa particolarmente, è approfondirlo nella maniera giusta. Oltre i canonici giornali – quelli più conosciuti e che ci danno notizie di cronaca quotidianamente – esistono testate, online e cartacee, di solo approfondimento. Non si tratta sempre di riviste scientifiche legate ad un singolo campo di ricerca, ma portali o riviste in cui intellettuali e giornalisti approfondiscono alcuni argomenti potendo scrivere più di quanto una normale testata giornalistica consenta. Ne esistono tante e a volte ne conosciamo davvero poche.

Qualche passaggio fondamentale e si scopre che il mondo dell’informazione non è così strano e oscuro, che a quello che vorremmo conoscere di più possiamo arrivarci, che non è vero che ci sono tante informazioni e pochi mezzi per approfondirle. La verità è che questo immenso mare ci confonde, ci fa sentire a volte persi e senza coordinate e l’unica, un po’ sconcertante, verità è che troppo spesso tocca imparare da soli ad orientarsi. Ma una volta individuati dei personali punti di riferimento tante cose potrebbero sembrarci più chiare, approfondire potrebbe venire spontaneo e portarci anche dove mai ci saremmo aspettati di arrivare. Informarsi e conoscere significa darsi anche una possibilità in più, poter scoprire di avere interessi che prima non conoscevamo e dar spazio a cose che non sapevamo esistessero.

Imparare ad informarsi ci permette di sapere, di navigare in questo famoso mare ma, anche, di non rimanere intrappolati in tutti quei pericoli di cui quello stesso mare è pieno. Fake news, notizie scritte senza verificare le fonti, opinioni che non sono notizie ma vengono spacciate come tali e chi più ne ha più ne metta. A proposito di questo, proprio mentre scrivevo questo pezzo mi sono imbattuta in un approfondimento di Valigia Blu (esempio, tra l’altro, di sito di approfondimento da prendere spesso in considerazione) che vi invito a leggere. Anche Marco Nurra, autore di questo articolo, analizzando un saggio di Claire Wardle sui vari aspetti della disinformazione e della malinformazione, sostiene il ruolo centrale che anche il lettore ha nella costruzione di una corretta informazione.

Consoscere, essere correttamente informati, poter costruire la propria opinione e poter comprendere quale giornale o giornalista rispecchia di più il nostro modo di guardare il mondo – e può quindi aiutarci a “leggerlo” meglio – dipende anche da ogni singolo lettore. Saremo sempre liberi di pensare che qualcosa non va, che qualcosa ci sia stato nascosto, ma potremo farlo dopo aver scavato a fondo. Capire quel che ci circonda ci aiuterà sempre più a sentirci nel posto giusto, a vivere con serenità e consapevolezza in un mondo che è di difficile lettura e comprensione ogni giorno di più.

Non è facile parlare di informazione, non lo è stato in questo breve spaccato – non divulgativo, ma si spera un po’ chiarificatore – e non lo sarà forse mai. Ma se oggi tutti possiamo essere protagonisti del mondo, se oggi tutti possiamo partecipare dell’informazione è giusto che impariamo a farlo. Per quanto la tecnologia, a volte in maniera negativa, abbia contribuito a creare un oceano informativo a volte ingannevole e poco chiaro, ha anche creato spazi di manovra ampi e positivi. Possiamo parlare di più, dire più spesso la nostra, ma anche conoscere di più, confrontarci il doppio. Possiamo contattare un giornalista o uno scienziato anche semplicemente scrivendogli sui social, possiamo commentare una notizia e confrontarci con chi la commenta con noi, possiamo – nel giro di pochi minuti – leggere una gran quantità di giornali e trovare informazioni con un click.

Possiamo imparare ad informarci ed insegnare, semplicemente dando il buon esempio, una corretta informazione a chiunque troppo spesso sia pronto a parlare sapendo poco, danneggiando sè stesso e chi gli sta intorno.

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