Un racconto fantastico: Amsterdam se non te l’aspetti

Un viaggio di piacere ha caratteristiche sempre uguali, ma ogni volta risulta diverso, indubbiamente unico. Nella maggior parte dei casi scegli la meta, perchè ne hai sentito parlare, perchè pensi possa piacerti, darti qualcosa che non hai.

Le aspettative sono strane, condizionano la predisposizione e chi sa quanto il giudizio finale. E così parti, piantina alla mano (ok più google maps, ma è meno romantico) e tutto ciò che pensi di sapere sul posto in cui stai andando. Alla fine qualche strada l’avrai imparata, assieme al fatto che forse forse di quel posto non sapevi proprio niente.

Sono partita per Amsterdam senza sceglierla. Un viaggio regalato, che è la cosa più bella che possa capitare. Il posto volevo vederlo, gli amici sanno dei posti che vuoi conoscere e non hai visto, ma chi sa quando avrei prenotato quel volo.

Sulla mitica capitale Olandese ne avevo sentite davvero tante. Tutti ad inneggiarla, tanti a descriverla come luogo di perdizione e stranezza, posto mistico per amanti dell’alternativo. E io che sono così “convenzionale” cosa ci vado a fare ad Amsterdam?

Un viaggio lo descriviamo bello quando rispecchia le aspettative. Ci soddisfa, ci restituisce quel che abbiamo speso aspettandoci certe cose. E quando le stravolge?

Quel che è bello veramente di Amsterdam è ciò che provi scoprendola. E’ una città libera, fiera di esserlo e per questo sana. In un giro in bicicletta ne è racchiusa l’essenza. Amsterdam è il giretto spensierato della domenica pomeriggio, quando camminando scopri un mercatino di libri antichi ed usati, di vecchie cartine, di cartoline scritte in una lingua che non conosci. Allora provi ad interpretarne la data e il significato, ti illudi che siano informazioni importanti, o solo uno scambio amoroso. Ma ha il fascino dell’antico, dell’ignoto, del bello. Come la stradina che scopri per caso, il mercato stra colmo di boccioli di tulipano, I Girasoli di Van Gogh in esposizione speciale, il giro in barca con birra e plaid a parlare con gli sconosciuti, in una lingua inglese che farebbe ridere ogni madrelingua, la fabbrica di cioccolato in un paesino che ha come attrazione dei mulini e sembra di stare in un film, in attesa che un Umpa Lumpa ti insegni come ci si comporta.

Amsterdam, dove fa buio dopo mezzanotte e alle 20,00 è pieno giorno, dove in ogni locale c’è un ragazzo italiano che lavora, dove alcuni negozi vendono solo papere di plastica, altri solo the pregiati, dove ogni foto, anche scattata con un comune Huawei, sembra un quadro, una cartolina, un filtro ben applicato.

Questo articolo è meno travel e più blogger, è più sensazioni che consigli. E’ poca voglia di creare aspettative, più invito a scegliere di farsi guidare dalle sensazioni, dal camminare meno per godersi un minuto di panorama in più, una foto ben scattata che serve per dire “tutto questo esiste veramente”. Amsterdam, come tutti i posti belli, è l’esperienza che vi serve per abbandonare un pregiudizio, una convinzione, un luogo comune e perdervi per davvero, lontani da tanto, immersi in tutto.

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