Il senso di un Dantedì

Il 25 Marzo, secondo una decisione presa nel 2019 dal MIBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo- , è diventato ufficialmente il Dantedì. Una giornata dedicata interamente a Dante Alighieri, padre della lingua italiana e sommo poeta. Nel 2021 ricorreranno 700 anni dalla sua nascita, di cui però non si conosce il giorno. Alla domanda del perchè si sia scelto proprio il 25 Marzo per una celebrazione così risponde la Divina Commedia, opera che certo non ha bisogno di presentazioni. Il 25 Marzo del 1300 inizia il viaggio di Dante nell’Inferno. Quel viaggio, di cui tutti noi conosciamo innumerevoli particolari, in cui Dante racconta la sua epoca, ma probabilmente anche molto della nostra.

Un excursus su chi Dante sia e su cosa si possa dire della sua opera risulterebbe superfluo e pretenzioso. Quel che è certo, e quando scrivo me ne accorgo sempre più, è che parlare di Dante è sentirsi piccoli. Troppo grande, troppo importante per noi che lo ammiriamo da sempre e che, leggendo i suoi versi, sentiamo qualcosa dentro che anche i più bravi scrittori fanno fatica a dire.

“Si può capire che per gli storici della letteratura la Commedia sia un banco di prova ineludibile, il testo che ha fondato la lingua italiana letteraria e ha promosso il volgare toscano da una dimensione dialettale a lingua nazionale, facendone il nucleo della nostra identità. Come se non bastasse, la sua poesia conserva integra freschezza e modernità pur facendosi veicolo di un’ideologia ormai spenta, tanto che nelle scuole se ne devono spiegare le condizioni storiche, letterarie, civili e politiche.” Così ha scritto Andrea Sabatini, docente e grande studioso di Letteratura Italiana, in un articolo del Corriere della Sera – che vi invito assolutamente a leggere – in cui, in maniera perfetta e puntuale, spiega perchè ha senso ancora oggi parlare di Dante, conoscerne la Commedia e studiarla a fondo.

Sabatini ha infatti scritto che : il poema dantesco, benché dotato di uno spessore culturale impressionante, che ha affaticato e affatica la critica accademica di ogni tempo, continua a parlare a tutti e a essere il libro meno libresco di ogni altro.” Impossibile dargli torto, siamo di fronte ad un’opera che, più di 600 anni dopo, non smette di riempire di interrogativi gli studiosi ma, cosa ancora più incredibile, ammalia anche i meno esperti o, ancor di più, i non amanti delle lettere.

Non c’è studente che non conosca la Commedia, che non sappia capire una battuta su Dante e su Beatrice, che non abbia imparato a memoria i versi del Canto V e così via, sempre più in proporzione anche alla bravura dei docenti delle scuole. Dante, per fortuna, lo conoscono tutti. Troppi però lo danno per scontato, forse non ne conoscono realmente il valore.

Celebrare Dante ha un senso, ha senso fornire uno strumento annuale che dia a tutti gli italiani la possibilità di ricordare da dove viene la nostra lingua, la nostra cultura letteraria, la nostra possibilità di conciliare pensiero politico, religione, alta letteratura. Il 25 Marzo è l’idea che, da quest’anno in poi, ci darà la possibilità di: conoscere Dante per davvero, ascoltarne i versi che, anche se già conosciamo, ci racconteranno qualcosa di nuovo, avere a che fare con origini e crescita della nostra lingua, ricordare quel che troppo spesso accantoniamo, stupirci della capacità di chi, da 700 anni, non smette di leggere l’attualità.

Per questo e per tanti, tantissimi motivi che, ne sono certa, capiremo ogni 25 Marzo di più, dedicare una giornata intera a Dante ogni anno è una grande idea, oltre che un valore aggiunto per la nostra crescita culturale e per la valorizzazione del nostro patrimonio. Bastava poco e l’idea che sia stato fatto è bella.

Sarebbe stato stupendo, per il primo anno del Dantedì, riempire le scuole, le università, le strade e i luoghi di cultura dei suoi versi, di iniziative di vario genere a lui dedicate. Non sarà possibile, eppure si è scelto di non fermarsi. Il 25 Marzo sarà lo stesso il giorno di Dante, non come avevamo immaginato e sperato, ma comunque in modo bello ed ingegnoso. Sarà possibile per un attimo distrarsi un attimo, ascoltare dei versi che ci cambieranno almeno la giornata, ma forse a lungo andare ci rimarranno dentro, cambiando noi stessi.

Il MIBACT ha scelto le ore 12 del 25 Marzo per dare avvio ad un flashmob, in linea con le possibilità e le direttive imposte dall’emergenza sanitaria: si reciterà tutti insieme – durante le lezioni di didattica a distanza, sui balconi o sui nostri divani – l’incipit della Divina Commedia.

Presente e attiva anche la televisione di stato: sulle reti RAI , come si legge nel comunicato diramato, “si alterneranno 20 “pillole” di terzine dantesche tratte dalle Teche Rai e interpretate da grandi nomi del teatro e non solo. E tutte e venti saranno disponibili anche su RaiPlay”, assieme ad alcuni programmi dedicati.

Sul Canale youTube del Corriere della Sera, poi, verrà trasmesso un filmato, realizzato appositamente, con preziosi contributi a cura di Paopo di Paolo – giornalista del Corriere e promotore del Dantedì – , Alberto Casadei dell’Associazione degli italianisti, Claudio Marazzini presidente dell’Accademia della Crusca, Carlo Ossola presidente del Comitato per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante, del linguista e filologo prof Luca Serianni della Società Dante Alighieri, di Natascia Tonelli dell’Università di Siena e di Sebastiana Nobili dell’Università di Ravenna.

Anche se è un momento difficile, anche se è una giornata che vorremmo diversa, anche se ci sembra vuoto, anche se crediamo di conoscerlo già, anche se crediamo che non ci interessi saperne di più, anche se crediamo non ci piaccia, anche se crediamo di amarlo: leggiamo Dante. Buon Dantedì a tutti.

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