Pasquetta con chi vuoi

I dieci peggiori personaggi con cui passarla

Pasquetta. Il giorno in cui tranquille comitive di persone per bene, persone da maglioncino sulle spalle e impronta montessoriana, assumono comportamenti peggiori di una gang di bikers della Louisiana, confondendo il Lunedì dell’Angelo con gli Hells Angels.

Pacati contabili, librai e impiegati del pubblico impiego decidono di offrire ad amici e parenti la versione peggiore di se stessi. Tutti ne abbiamo incontrato almeno uno. Ecco per voi una guida per evitare situazioni che vi faranno pentire di aver messo piede fuori casa il lunedì in cui nemmeno Gesù ha scelto di rimanere tra noi.

1) Avete speso un capitale e fatto affidamento sulle vostre più influenti amicizie per assicurarvi la carne della miglior qualità in dosi bastevoli per un intero battaglione, ma c’è sempre l’invitato vegano (sempre, ma non da sempre, solo da quando il mondo sta andando a merda). Di tutto quello che avete preso per la santa brace, l’invitato vegano può mangiare solo i carboni e comincia a imitare i versi degli animali quando vengono portati al macello per farvi sentire in colpa. Al momento dei saluti i suoi figli si faranno trovare nella vostra auto.

2) La tradizione lo permette: “Pasqua con chi vuoi”. Ma avete voluto lo stesso passarla in famiglia con il risultato d’aver fatto un matinée del cenone natalizio.

3) T’avevano assicurato: “C’è un po’ di strada da fare ma il posto è bellissimo”. Quel po’ di strada da fare sarà il luogo dove passerete la maggior parte della giornata. Se per lo spostamento la comitiva è in numero tale da aver bisogno di più di un’automobile succederà questo: l’auto a capo del corteo, quella con l’unico autista che conosce la strada per arrivare al punto X, sarà guidata da un uomo che durante tutto l’anno è un civilissimo cittadino, l’unico ad aver raggiunto i duemila punti sulla patente ma, a Pasquetta, quando un gruppo di persone che compone una fila d’auto che nemmeno alla partenza di Indianapolis, persone che ripongo in lui fiducia assoluta e che gli chiedono di condurli alla terra promessa, lui, il capofila, diventa il protagonista di un suo Fast and Furious mentale e al primo incrocio scompare facendovi il saluto dei surfisti dal finestrino.

4) Se invece la partenza riesce a essere ordinata c’è sempre quello più sveglio degli altri che, quando il capofila tenta inutilmente di illustrare il tragitto a tutti, alla terza parola dice: “Aaaah, ho capito ho capito ho capito”. Non ha capito un cazzo, lo sanno tutti, ma nessuno se la sente di fare polemica per non rovinare il clima della giornata; state solo rinviando il momento perché il più sveglio dice subito dopo: “Spiegalo a loro, io vado a comprare le sigarette. Ci vediamo sulla strada”. Unica consolazione: non lo rivedrete mai più.

5) Quello che non tira fuori i soldi. Viene 20 euro a testa, ok? Tutti d’accordo? Va bene. Verrebbe 21 euro e 30 centesimi ma per fare cifra tonda e favorire il rientro del credito, il responsabile della spesa preferisce perderci un po’ per ottenere presto e velocemente i soldi anticipati. Quello che non tira fuori i soldi non paga quando lo fanno tutti, al momento della partenza, quando siete ancora in città e potrebbe ancora andare a prelevare al bancomat, ma assicura: “Ho il marsupio in macchina, quando arriviamo te li do, ok?”. Marsupio, tra l’altro, che Quello che non mette i soldi usa solo a Pasquetta ed è stato dichiarato illegale dalla risoluzione Onu del 1999 sul buon gusto. Il responsabile della spesa abbozza e gli dice: “Va bene, ma appena arriviamo se non mi dai i soldi non mangi!” con una battuta che, insomma… se l’è cercata. Ma figuratevi se Quello che non tira fuori i soldi si imbarazza per una battutina. Arrivati nella riserva naturale con sequoie secolari e cerbiatti che saltellano via al vostro passaggio, una voce interrompe il silenzio paradisiaco: “Ecco i miei soldiii” annuncia perentorio Lui per farsi sentire da tutti e vi allunga una carta di credito, chiedendovi poi con aria sorpresa: “Ma come? Non hai il POS?”.

6) Quello che porta qualcosa. È una versione peggiorata di chi non tira fuori i soldi, più subdola, più strisciante. Non parte con tutta la comitiva e non contribuisce a finanziare la spesa, finge di essere in dubbio sulla sua partecipazione fino all’ultimo momento paventando talmente tanti inviti che non sa quale scegliere per non offendere nessuno. Vi butta lì un “Al massimo vi raggiungo. Ovviamente porto qualcosa”, come a dire “So bene come ci si comporta in questi casi, tranquilli”. Dopo esservi fatti un mazzo tanto tutti insieme per allestire le zone food and beverage, raccolta rifiuti e zona gioco per i bambini, non appena iniziate a rilassarvi con le bruschette, arriva fresco fresco Quello che porta qualcosa che dice di aver già mangiato e che non toccherà niente, ed è vero perché no, non toccherà, no, ingurgiterà tutto e lo farà serenamente perché si è sdebitato portando una bottiglia da 750 cl di amaro da 2,99 dracme con il sigillo già rotto e una colomba che i lavavetri al semaforo davano in omaggio con un’offerta minima di 15 centesimi.

7) Il musicista. Porta tutto l’armamentario che avete sempre sognato da adolescenti. Chitarra, percussioni, casse bluetooth, un computer con playlist con una capienza sconosciuta. Peccato che nessuno abbia mai sentito il Musicista suonare una canzone per intero.

8) I fuori luogo. Quasi sempre sono una coppia, quasi sempre sono neofidanzati che, in quanto tali, non sono sintonizzati col mondo reale ma vivono in una realtà loro. Fate una scampagnata in una favela portando come spuntino solo colla da sniffare? Vengono vestiti come se dovessero partecipare a Ballando con le Stelle. Avete organizzato una giornata in un centro benessere con spa, percorso di aromaterapia drenante e pranzo da gourmet in un resort a sei stelle? Vengono equipaggiati per una sessione di soft air. Il bello è che non se ne accorgono nemmeno, va bene, va tutto bene.

9) Selfie. “Questa va su Instagram!”. Ma dai, pensavo che ti avessero chiesto di esporre alla Biennale.

10) Il comodone. Avete viaggiato per cinque ore e mezza, avete detto finalmente addio al trambusto della città, vi siete messi alle spalle tornanti, gallerie, sentieri occupati da pecore. Avete distrutto in un sol colpo la coppa dell’olio, il semiasse e la reputazione delle vostra auto e avete proseguito per altre sei ore a dorso di un asino barattato con un caciocavallo, ma ne è valsa la pena cazzo. Siete arrivati in un posto che vi ha fatto dimenticare tutte le fatiche: panorama leopardiano, aria pura, rumore del ruscello che vi coccola l’udito. C’è una magica sintonia comune, tra di voi e con la natura, love is in the air. Dopo quattro minuti di assoluta bellezza uno dei vostri vi saluta: “Ciao ragazzi, a domani”. Vi preoccupate, chiedete se qualcuno possa averlo offeso in qualche modo per andar via così, all’improvviso, ma vi dice con la stessa aria di Superman quando si congeda da Lois per andare su Krypton: “Devo fare la cacca, e riesco a farla solo nel bagno di casa mia”. Lo aiutate a caricare l’asino con viveri e acqua, lo abbracciate e lo salutate mentre si allontana. Vi dispiace, soprattutto quando vi accorgete che ha lasciato a voi le chiavi di casa sua, e lo dite a tutti: “Ehi, ha dimenticato le chiavi!”. Non è lontano, con un fischio potrebbe ancora sentirvi ma decidete tutt’insieme che è meglio di no, andasse affanculo.

dal libro I cuochi TV sono puttane (Rogas Edizion, 2015) di Adelmo Monachese

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