Oggi c’è Giulia Cecchettin, un nome e cognome che si abbina ad altri nomi e cognomi che si confondono nelle nostre teste. Volti, vite, vicende e storie che alla fine sembrano tutte uguali. Ma a margine di ognuna di esse rimaniamo in silenzio, sconcertati, muti, in contemplazione fino a buttare fuori, con rabbia, un’espressione sempre simile a “ancora!”.
Siamo quasi abituati alla storia dell’uomo geloso, possessivo, noioso e poi folle al punto da prendere in mano la situazione e fare il peggiore dei gesti. La violenza ci sembra cosa conosciuta e questo, oggi, ci rende sfiniti, tutti quanti.
Se non parlo al femminile c’è un motivo. Penso, sinceramente, che questa non sia e non sarà mai una questione delle donne, non è una questione di lotta, non è un fatto di genere. Questa è una questione di cultura e la cultura è di donne e uomini, è di categorie di lavoratori e lavoratrici, è di madri e padri e nonni e nonne e zii e zie. La cultura è qualcosa che dovrebbe esserci e c’è sempre meno. E penso sia scontato dire che non parliamo di istruzione, ma di valori e senso di amore e rispetto che non ci sono e stentano ad esserci anche se siamo quelli più evoluti, se giochiamo con l’intelligenza artificiale e va a finire che quella diventa davvero più in gamba di noi.
Quindi penso che oggi ad essere stanchi siamo tutti, non sono stanche solo le donne. Lo sono anche gli uomini che amano stare accanto alle donne e che mai, per nessuna ragione al mondo, si sognerebbero di fare violenza su donne, uomini, bambini e animali. Sono stanche le donne che crescono i figli insegnando valori sani, sono stanchi i padri che amano le mamme e trasferiscono l’amore sano ai figli. Sono stanchi i giornalisti e le giornaliste che ogni giorno cercando di raccontare un mondo in cui non c’è divisione di genere, con il solo scopo di supportare un’alleanza che può servire ad uscirne migliori. Sono stanchi gli insegnanti e le insegnanti che ogni giorno, dopo scuola e dopo le lezioni all’università, sono sfiniti ma felici di aver passato giornate e trasmettere cultura oltre che sapere. Sono stanche le nuove generazioni che amano la libertà e non possono goderne, sono stanchi i millennial che guardano ammirati il film della Cortellesi pensando, con sgomento, che da quegli anni è cambiato pochissimo. Sono stanche le nonne e i nonni e le mamme e i padri che hanno vissuto gli anni del delitto d’onore e che pensavano che tutto sarebbe cambiato, ma non è cambiato niente.
Io, e credo molti con me, sono stanca di una narrazione sbagliata. Sono esausta dal concerto forzato delle donne unite contro gli uomini cattivi. Sono sempre più convinta, ogni volta che sento una storia che non avevo voglia di sentire, che la reazione debba essere univoca, non divisa e divisiva.
Sono convinta che dopo ogni “ancora!” debba venirci voglia di reagire in una sola direzione, di prendere in mano le nostre vite e ricordarci quanto valgono, che siamo uomini, donne o quello che ci piace essere.
Sono certa che ai nostri fratelli, padri, amici e fidanzati farebbe piacere esserci accanto e urlare a gran voce che gli uomini violenti devono sparire. Sono sicura che tutti, indipendentemente dal genere, vogliano isolare questi mostri e farli sentire soli, schifosi, inutili e pessimi. Sono certa che questa è una battaglia che possiamo combattere tutti, ma solo se finalmente ci rendiamo conto di poterlo fare tutti insieme, con il lavoro, le forze, il potere e le vite che abbiamo. Ogni giorno, con costanza, non solo quando muore una donne ma in ogni singolo istante in cui una donna non sta morendo, magari per merito nostro.