Perchè ci interessa di un prete che lascia il sacedorzio
Don Alberto Ravagnani è un giovane ex-sacerdote che negli ultimi anni ha utilizzato i suoi canali social non solo per diffondere la parola di Dio ma anche per raccogliere attorno ad essa, e a sé, tantissimi giovani. Oggi don Alberto non è più un Don, ha deciso di togliere l’abito monacale e tornare a una vita laica.
Don Alberto guidava una comunità appassionata, attiva e numerosa, pronta a mettersi in gioco con lui per diffondere più di un messaggio e creare qualcosa di positivo.
Poi, all’improvviso, qualcosa è andato storto. Don Alberto Ravagnani, indubbiamente dopo una lunga e non poco sofferta riflessione, ha scelto di cambiare strada. Si è sentito talmente ingabbiato nei dettami di una Chiesa lontana dai principi cui si sentiva vicino da fare una scelta radicale.
La scelta è il titolo del libro in cui racconta tutto questo ed è uscito contestualmente al suo annuncio pubblico di lasciare il sacerdozio.
La storia ha fatto scalpore e notizia. La chiesa ne ha parlato poco e niente, lui moltissimo ma in maniera giusta. Pochi articoli e proclami, solo l’annuncio del libro e una lunga intervista – molto bella – con Giacomo Poretti per Porecast in cui si racconta, confessa la decisione e spiega molte cose. Attualmente, anche sull’onda della promozione del libro, ne sta parlando nei più svariati contesti.
Don Alberto è così diventato noto a tutti, venendo fuori dalla bolla cattolica e praticante in cui il suo nome, a quanto pare, girava da un po’.
In un’epoca in cui tutto cambia e la chiesa rimane per lo più ferma sui suoi dettami, in cui a messa è complicato trovare un under trenta e le parrocchie perdono appeal, notare la presenza di don Alberto Ravagnani fa ripensare alla possibilità di avvicinarsi a un mondo che tende a respingere.
Basta uno sguardo veloce al suo profilo Instagram e all’uso consapevole e intelligente dei social fatto quando vestiva la tonaca per capire quanto don Alberto si sia dimostrato all’avanguardia.
I suoi contenuti sono studiati, ben montati e accattivanti. Ci sono reel che catturano l’attenzione iniziando con una frase dirompente sulla religione per poi spiegare qualcosa di scontato per i più avvezzi e di poco conosciuto per chi alla fede si sta approcciando. Con questo modo di fare il prete è diventato un punto di riferimento per i giovani. Ha creato, online e offline, una comunità attivissima e propositiva – @fraternita_ft ha 80,4mila followers su Instagram – unita dalla fede e dai principi del cattolicesimo.
Dopo la sua decisione tutti i giovani di Fraternità, che di lui avevano fatto un mito da seguire, si sono sentiti persi, traditi. Lui, di contro, li ha rassicurati sottolineando la loro capacità di agire e portare avanti quei principi senza di lui, ma con il suo eterno sostegno.
Fin qui come dinamica di bolla niente di nuovo. Due fatti non scontati però ci sono.
Il primo è che la notizia ha fatto scalpore anche tra i non cattolici, che all’improvviso si sono resi conto non solo che esistono anche dei preti giovani ma anche che è possibile per un prete non esserlo più.
Il secondo è che la Chiesa questa vicenda non l’ha presa per niente bene e a dimostrarlo sono i fedeli.
Sono due conseguenze diverse, ma che probabilmente portano ad un’unica considerazione.
Il fatto che chi, per le più svariate ragioni, non è vicino alla religione cattolica o ha smesso di esserlo si sia interessato alla storia di don Alberto Ravagnani rimanda alla tendenza sia a cercare conferme rispetto alle proprie convinzioni sia, indubbiamente, alla sana curiosità. Don Alberto Ravagnani ha quasi fatto in modo che molti di quelli che alla chiesa non pensano si siano ricordati che di moti interessanti lì dentro ne accadono ancora. Fa notizia questa storia perché è una presa di posizione, cosa assolutamente nuova e inconsueta per un’istituzione che a schierarsi fa sempre molta fatica. Allora la figura di don Alberto Ravagnani fa pensare ai non credenti, ai non praticanti e agli indecisi che c’è ancora qualcuno che agisce lì dentro, che qualcosa di cui parlare quando si tratta di religione cattolica in Italia c’è. Intendo qualcosa di diverso dai temi complicanti, scottanti e non sempre piacevoli da affrontare. In buona sostanza don Alberto diventa l’emblema di un dibattito che cerchiamo tutti da tempo. Lui ha chiarito che a portarlo alla decisione non c’è un motivo semplice e concreto da spiegare come, ad esempio e come accaduto in passato, il voler vivere amori carnali.
La sua scelta è di principio, crede in qualcosa che la Chiesa non rappresenta più. Questo è ciò che fa scalpore, che incuriosisce atei, indecisi e non praticanti. Don Alberto pare dire, con estrema semplicità, che è possibile disinnamorarsi anche della Chiesa. Scende dal piedistallo e torna a far essere la religione un tema, quando la percezione è che sia oramai solo ed esclusivamente un dogma.
Veniamo quindi alla reazione della Chiesa, che invece di cominciare a parlare come gli altri sceglie il silenzio. Anzi, peggio. Si palesa tramite molti fedeli che hanno parlato male, o in qualche modo espresso commenti poco piacevoli, dell’ex sacerdote. C’è un video in cui Alberto Ravagnani deve giustificare il fatto che il suo nickname Instagram contenga ancora il “don”. Lo fa perché molti lo stanno invitando a non usare più invano quel prenome e lui spiega che Instagram ha i suoi tempi anche solo per apportare una modifica a un profilo noto. Negli stessi video pubblicati dopo l’uscita de La scelta Ravagnani racconta anche, rammaricato, di aver ricevuto una valanga di commenti negativi, di inviti a ripensarci e di parole poco carine da parte dei credenti. Gli stessi che evidentemente non si rendono conto che un invito a ripensarci, senza un confronto, spinge chi ha fatto una scelta solo a perseguirla.
La reazione cattolica, sebbene la Chiesa sia rimasta in silenzio, si palesa quindi con lo sdegno di chi pare abbia dimenticato i lunghi proclami, tanti amati, su comprensione, amore, perdono e dialogo. Tutte cose che don Alberto ha smesso di vedere non appena ha lasciato il luogo sacro, trovando per paradosso dialogo e ascolto in chi forse a messa non ci va da un bel po’.
Le reazioni del mondo laico e quelle del mondo cattolico aprono ad infinite possibilità di dibattito e contemporaneamente spingono verso un’unica, solida convinzione. La storia di questo prete famoso sui social che ha deciso di lasciare il sacerdozio rappresenta la crisi di un sistema che non sa più gestirsi.
Don Alberto Ravagnani che ora, finalmente in totale libertà, sta parlando della Chiesa, delle sue convinzioni e sta normalizzando un’umanità che il cattolicesimo ancora stenta a riconoscere, va ringraziato. La sua scelta ha concesso ai laici e ai non praticanti, ma anche ai credenti meno bigotti, di ritrovare uno spazio di dialogo e confronto che probabilmente hanno sempre cercato, anche solo per continuare a mettersi in discussione, e alla Chiesa di poter riflettere su ciò che non va per non farsi scappare figure che potrebbero fare la differenza. I primi, se ci fossero più don Alberto, potrebbero probabilmente ripensare al loro modo di vivere la cristianità, i secondi potrebbero cominciare a dialogare con i primi oltre che tra loro.
Se è vero che alla base di una credenza c’è una conoscenza, questa storia fa venire fuori la mancanza di cultura che oggi è tangibile. Non c’è un confronto, quindi non c’è più una credenza vera. Ogni convinzione viene fuori per com’è: posticcia, tendente a nascondere più che a rivelare.
Tutto questo non significa che nel mondo Chiesa qualcosa di buono non ci sia, ma è difficile che possa venir fuori. Allora per chi in qualcosa crede tocca attaccarsi alla fede, ma quella è personale e rischia di far perdere il senso dell’esistenza della Chiesa come istituzione.
Don Alberto pare aver chiesto alla sua Chiesa, cui stava dando una grande mano, di dare un segnale che nella nostra epoca serve molto, ovvero di spiegare ai fedeli che la sua presenza può avere valore.
Alla fine di questa storia vien da pensare che se c’è un fedele tra tutti è proprio don Alberto Ravagnani, lo rimarrà anche quando Instagram cancellerà “don” e, soprattutto, se sarà ancora così capace di far parlare frequentemente di religione.