Qual è il problema della cultura?

Una riflessione dopo le polemiche di Più Libri Più Liberi

In Italia c’è un problema culturale e temo che i responsabili siano proprio quelli che fanno la cultura.

In questi giorni nelle bolle di settore si è discusso tantissimo. Polemiche, risposte, idee contrastanti si sono incontrate attorno a un dibattito a tema libri e fascismo, ma c’è molto di più.

Partiamo dall’inizio. Si è svolta nei giorni scorsi Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria che occupa La Nuvola Convention Centre di Roma raccogliendo piccoli e medi editori e orde di lettori. Si tratta, come ogni fiera, di un luogo in cui poter stare a contatto con chi condivide una passione ma anche un momento di ascolto, confronto, formazione. Ultimamente, tuttavia, la fiera della piccola e media editoria è il posto, più che altro, delle polemiche.

Se lo scorso anno aveva fatto discutere molto l’invito rivolto ad un autore accusato e poi condannato per molestie, quest’anno protagonista assoluta della kermesse è stata Passaggio al bosco, una casa editrice di chiaro stampo neofascista e neonazista. La partecipazione alla fiera da parte delle case editrici non avviene su invito ma su prenotazione: aperta la call, anno per anno, ogni casa editrice fitta il proprio spazio. Chi prima arriva meglio alloggia. Venuto fuori l’elenco delle CE che avrebbero partecipato quest’anno, molti intellettuali tra cui Alessandro Barbero, Christian Raimo, Daria Bignardi e Zerocalcare hanno firmato una lettera di protesta contra la scelta dell’AIE, Associazione Italiana Editori, di accettare la partecipazione di una CE “il cui catalogo si basa in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazista e antisemita”. Alla lettera è seguita l’unica azione che ha davvero fatto rumore, se non altro per la modalità, i contenuti e la notorietà – anche social – del personaggio: la scelta di Zerocalcare di disertare la fiera, annunciata con un fumetto animato su instagram. Altra precisazione importante per i non frequentanti: la presenza di Zerocalcare a Più Libri, un po’ come in tutti i contesti i cui è possibile entrare in contatto con lui, produce file infinite di fan e lettori che qui hanno la possibilità di comprare i suoi libri allo stand Bao Publishing (la sua casa editrice) e di trovare lì il proprio idolo pronto ad autografare con un inconfondibile e sempre meraviglioso disegnetto.

La scelta di Zerocalcare ha provocato una polemica nella polemica. Il dibattito si è spostato da “è giusto dare spazio a chi fa cultura promuovendo valori e idee che avevamo deciso – a ragion veduta – di bannare diverso tempo fa” a “è giusto disertare/esserci lo stesso”. Di qui immensa sfilata di interviste, idee, post, opinioni in cui alla fine ci si perde e si perde anche un po’ il fulcro del dibattito.

In tutto questo marasma, con stoicità invidiabile, la fiera inizia come nulla fosse e nello stesso modo va avanti. Il feed di chi frequenta la bolla alterna post polemici e incitamenti alla protesta a post di CE – come, per dirne una, Accento di Alessandro Cattelan – che vivono la fiera alla stessa maniera di sempre, promuovendo libri e un clima gioviale. Via mail arrivano i comunicati stampa giornalieri di PLPL, pieni di numeri e racconti in cui né l’opinione di editori e lettori né le proteste correlate trovano spazio.

Ultimo atto degli editori è una protesta pacifica, visibile sui social con teloni che coprono per un tot. di minuti gli stand e un coro poco convinto intonante “Bella ciao” che riempie la Nuvola.

Intanto lo stand di Passaggio al bosco si è visto invaso, ha venduto libri e forse risposto a qualche domanda scomoda (credo).

La fiera finisce con una fotona che incornicia alcuni intellettuali che sono stati protagonisti del dibattito. Leggendo il post pare che loro abbiano trasformato – da un’idea di Loredana Lipperini – uno degli incontri nella creazione e presentazione del PEN Centre Roma – Osservatorio permanente sulla libertà di espressione in Italia e nel Mediterraneo. A farne parte anche Roberto Saviano.

Fine fiera, fine polemiche. Qui, per me, trova spazio il vero pensiero che ne può venire fuori.

A qualche giorno dalla fine della fiera, mentre scrivo, già pare tutto dimenticato e il direttore AIE ha annunciato a chi sarà affidata la direzione della fiera dal prossimo anno. Giorgio Zanchini sostituirà Chiara Valerio. Entrambi sono figure centrali del panorama culturale italiano, di nessuno dei due ho letto dichiarazioni circa tutto quello che è accaduto.

Pare chiaro che la polemica sulla casa editrice di stampo fascista abbia polarizzato l’opinione culturale, opponendo rumore a silenzio. Ci sta, tutto lecito. Ci stanno le proteste e ci sta pure la scelta di rimanerne fuori.

Il paradosso però, secondo me, è che nessuno ha fatto ciò che mi pare dovere di un portatore di cultura: creare discussione. L’impressione è che nel corso di questa fiera, tra una polemica e un bella ciao, non abbia trovato alcuno spazio il lettore nè il confronto, che a me pare sempre fulcro della cultura. Prima ancora di urlare allo scandalo perchè una casa editrice di stampo fascista si presenta a una fiera, avrebbe forse senso chiedersi come mai una casa editrice così in Italia esista, come stia in piedi, perchè i suoi libri vengono letti e come è possibile che abbia soldi e tempo a disposizione tali da prenotare uno stand e fittarlo in una fiera importante. Io queste domande non le ho sentite da nessuno. E infatti non hanno trovato risposta.

Mi sono chiesta in questi giorni come mai nessuno degli intellettuali antifascisti – non solo di sinistra badate bene, ma banalmente e naturalmente antifascisti – si sia fermato a riflettere, a dialogare con i lettori e il pubblico, a organizzare un confronto con Passaggio al bosco e chiedergli “ma tu in testa che hai?”.

Probabilmente il PEN e alcuni sporadici interventi, come questo apparso su Lucy sulla cultura o gli articoli di Simonetta Sciandivasci su La Stampa, potrebbero acquisire valore e fare più rumore dei teloni bianchi sparpagliati sui libri durante la fiera. Ho l’impressione però che anche queste cose siano solo alla portata della bolla, che a quella arrivino e che in quella rimangano.

Un lettore medio, che non fa editoria, giornalismo o similari, oggi sa ben poco di quel che è accaduto a Più Libri e ancor meno di quali sono i problemi che quella polemichetta nasconde.

Quando gli editori coprivano con i teloni i loro stand i lettori vagavano in attesa di tornare a comprare, gli adesivi con scritto “scrittore/scrittrice/editore antifascista” giravano solo tra addetti ai lavori, gli stessi che non hanno preso i lettori per mano per coinvolgerli in un mondo che non conoscono, per chiedere supporto o anche solo parere. Mi è sembrato si sia creata enorme categorizzazione per combattere una categoria.

Infine, cosa ancora peggiore, a fine fiera sto assistendo allo scemare veloce e inesorabile della polemica, incastonata nella bolla della Nuvola e lì destinata a rimanere.

A margine di tutto questo, invece, io penso che il compito di chi decide di fare della cultura un baluardo di salvezza ma anche solo di chi, come me, un minimo ci crede, sia trovare il modo per uscire dalla bolla in cui siamo immersi e trasformare finalmente le polemiche piccole in dibattiti culturali. Le proteste oggi hanno senso se creano movimento e se pensiamo a quanta gente sta scendendo in piazza per Gaza è vietato dire che la cosa non è possibile.

L’Italia è un paese pieno di fiere, case editrici, libri e stampe, ma culturalmente povero. Questo è un paese che scrive tantissimo e legge pochissimo, quindi dialoga ancora meno. Qui se fai cultura o anche solo se la ami entri in un microcosmo pieno di problemi che ad un passo da te non conosce nessuno.

Allora mi viene da pensare che prima ancora dell’esistenza di Passaggio al bosco dobbiamo tutti metterci ad urlare per arrivare a creare una cultura in cui l’esistenza di Passaggio al bosco e compagnia magari c’è ma non vende neanche una penna. Stiamo creando, e a volte ci sguazziamo, una cultura chiusa mentre critichiamo fascismo e chiusura altrui. E il fascismo, come l’ignoranza, si sa che trova spazio dove non c’è vera opposizione.

Un sistema che non funziona e in cui per stare a galla ci si deve adeguare a un marketing che nulla ha a che fare con un libro ben scritto offusca gli intellettuali, che in occasioni come questa sembrano più confusi che mai. A loro si può chiedere di fermarsi, pensare, uscire dalla bolla, parlare con chi non sa e ripartire da chi, per fortuna, in quella bolla non ci è finito. Soprattutto perchè, a me pare, loro siano pieni di consapevolezza ma si sentano insicuri del loro potere.

Gli intellettuali, alcuni chiaramente, hanno evidentemente capacità e responsabilità da vendere. Sono convinta che se la spinta partisse da loro la palla poi passerebbe a tutti noi. Perchè a doversi caricare del peso della cultura, della necessità di riportarla alla sua identità, oggi tocca a tutti. Siamo noi che possiamo smettere di essere a certe fiere perchè fa figo esserci, che possiamo leggere di più e scrivere meno, creare incontri reali e non polemiche social, conoscere e capire anche Passaggio al bosco per decidere da che parte stare, quindi prendere posizione per davvero. Da qui avremmo la forza di dire agli indifferenti che la politica non è cosa diversa dalla cultura, se fanno cultura senza fare politica stanno solo vendendo libri. E di roba autostampata e senza valore, probabilmente, ne abbiamo abbastanza.

Ho riletto e riscritto questo mio sfogo più volte prima di pubblicarlo e mi rendo conto che di cose ancora da dire ce ne sarebbero. Quello che mi auguro è che continuino ad esserci spazi, modi e tempi per farlo. Oggi, a fare paura e venir voglia di cantare Bella ciao, è più di tutto il silenzio di chi, penna alla mano, potrebbe rivoluzionare il mondo.

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