Rileggere un libro oggi è un gesto rivoluzionario.
Basta una capatina settimanale in libreria per rendersi conto di quanti nuovi libri vengono pubblicati ogni giorno. Le vetrine sono sempre diverse, gli appuntamenti con gli autori riempiono l’agenda e va a finire che ogni conversazione, in libreria o al bar accanto, verte sulla novità editoriale che “devi assolutamente leggere”.
Stare sul pezzo è una faticaccia quasi quanto far continuamente spazio tra i libri già letti.
Ecco, a loro volevo arrivare. Tutti quei libri che abbiamo letto, amato o odiato, che devono far spazio al nuovo. Ogni volta che tra le mani abbiamo una novità da sistemare ce li ritroviamo di fronte. Qualcuno di loro cattura la nostra attenzione e d’improvviso ripensiamo a dialoghi, atmosfere, personaggi che ci sono piaciuti così tanto che riviverli sarebbe bellissimo.
Allora la scelta si fa ardua: leggeremo qualcosa di nuovo o cederemo alla tentazione di tornare dove siamo stati bene?
In un recente articolo su La Lettura – decisamente degno di nota – Alessandro Piperno ha parlato della sua rilettura di Guerra e Pace. Ogni cinque o sei anni, impiegando meno di un mese, lo scrittore torna a Tolstoj e legge il suo testo più famoso.
In questo pezzo Piperno parla della prosa e della genialità dell’autore russo.
Racconta, trasmettendone la forza, la capacità narrativa di Tolstoj, il suo linguaggio, le sue descrizioni. “Tolstoj conosce l’arte di manipolare il tempo, di piegarlo alle necessità dei suoi affreschi grandiosi. Ma lo fa con tale destrezza che il lettore non se ne accorge.”
Scrive anche, ripensando ai personaggi principali, che di Mar’ja non ricordava il lato più ipocrita e risentito del suo carattere. “Oggi si direbbe che è una passiva aggressiva”.
Piperno sembra rendersi conto, come vedesse Guerra e Pace per la prima volta, che l’autore russo è in grado di portare su carta il suo tempo ma anche il nostro.
Non è certamente il libro a cambiare con il passare degli anni, ma la sua capacità di restare attuale e grandioso nonostante cambi il lettore.
“Da ragazzo a colpirmi erano soprattutto le grandi questioni sollevate da Tolstoj. Era un modo di leggere un po’ ingenuo forse, ma anche, lasciatemelo dire, parecchio coinvolgente.” Piperno ripensa a quel che Guerra e Pace per lui è stato, quindi risponde all’annosa domanda “perché tornarci su?”
“Non rileggo Guerra e Pace nella speranza che Hélène, la prima viziosa sorella di Pierre, alla fine si ravveda, o che Mar’ja, la virtuosa sorella di Andrej, perda la fede, ma perché mi piace starci dentro.”
L’articolo de La Lettura ha l’intento, quanto mai nobile, di ricordarci che un classico è tale perché è sempre attuale e che leggere il passato, soprattutto se a guidarci c’è qualcuno come Tolstoj, ci consente di leggere il presente.
Piperno rende al giornale questo compito semplicissimo, ma fa di più. Mentre aiuta il lettore che vuole impegnarsi nella contemporaneità a farlo leggendo, ci riporta come solo lui sa fare alla semplicità dell’atto letterario in sé. Rileggere fa bene perché ci fa stare dove stiamo bene, e star dentro a una cosa che ci piace non ha mai danneggiato nessuno.
“Stranamente” – diceva Nabokov – “non si può leggere un libro, lo si può soltanto rileggere”. La rilettura, allora, da atto rivoluzionario o semplice vezzo di pigrizia si trasforma, volendo sfruttare gli esperti veri del campo, in un esperimento necessario.
Qui trova posto il nostro vezzo infantile di rivedere sempre lo stesso cartone animato preferito e, poi, di rileggere sempre lo stesso numero di Topolino. Stando a certi grandi pareri, non eravamo strani noi. Anzi, l’ideale sarebbe ritrovare la spensieratezza di bambini, la totale assenza di “fretta del nuovo” per ricongiungerci con ciò che già conosciamo, o pensiamo di conoscere.
“Nel cuore del grande libro sta il nulla più prezioso, irripetibile.” – a parlare di rilettura, questa volta, è Giorgio Manganelli – “Per accedere a questo nucleo fatale, inafferrabile, in bilico squisito fra esistere e non esistere, occorre rileggere, camminare per strade che crediamo di conoscere, aggirarsi per anfratti che ci illudiamo di conoscere a memoria, scrutare ciò che abbiamo guardato, guardare ciò che abbiamo scrutato, essere superficiali dove abbiamo osato essere profondi, cercare nella superficie quella profondità che abbiamo creduto di trovare altrove”.
Io ultimamente mi sono imbattuta in due riletture, forse quelle che hanno ispirato questo pezzo. Una, il mio “Guerra e Pace” a cui torno periodicamente, è Persuasione di Jane Austen, l’altra è Harry Potter e la pietra filosofale. Questa volta sono tornata su questi libri per lavoro e c’è stato, maledetta me, un momento in cui mi sono detta che quella roba la conoscevo così bene che rileggerla sarebbe stato inutile, ridondante, nulla avrebbe aggiunto al lavoro su qualcosa che già conoscevo. Poi, però, ho seguito l’istinto e l’articolo di Piperno, uscito proprio in quei giorni, l’ho colto come un segnale.
Con Persuasione prima e con Harry Potter dopo ho vissuto settimane bellissime. Mai ho pensato alle letture nuove, sul comodino, che stavo trascurando. Ogni momento l’ho dedicato a rivivere i dialoghi e i luoghi che credevo di conoscere e che invece hanno saputo raccontarmi ancora una volta, l’ennesima, qualcosa di nuovo. Neanche per un secondo ho immaginato di saltare pagine, di scorrere velocemente i dialoghi, di sentirmi sicura di ciò che stava per accadere.
Qualcosa mi ha confermato, ancora e ancora, che rileggere un grande libro, o semplicemente qualcosa che ci è piaciuto, è la novità di cui abbiamo bisogno.
Non c’è tempo perso, non c’è stasi letteraria. C’è, al contrario, capacità di rimettersi in gioco, di riconsiderare, di cogliere i particolari, di rispondere alle domande che erano rimaste in sospeso.
Rileggere un libro lo modifica perché dentro di lui cambiamo noi. Allora nei grandi libri, nei libri che scegliamo per essere grandi noi, c’è il vero atto rivoluzionario di un lettore.
“Meglio leggere dieci volte lo stesso libro, se è un libro di valore, che leggere un libro di valore e nove libri mediocri” ha scritto un grande maestro di scrittura e lettura, Giulio Mozzi.
Non solo mi vien voglia di dargli ragione, ma anche di aggiungere che probabilmente rileggere dieci volte lo stesso libro potrebbe portarci a scegliere bene il libro nuovo da leggere.
Tra le novità scopriremo qualche capolavoro o forse no, ma quello che ci ha condotto a loro farà di noi il lettore che sognavamo di essere.