Nicola Lagioia, scrittore, conduttore radiofonico e già direttore del Salone del Libro di Torino, ha aperto il penultimo appuntamento della rassegna Musica Civica al Teatro Umberto Giordano di Foggia. Il suo intervento, dal titolo “Da dove vengono le storie” ha introdotto il concerto di Gidon Kremer, tra i principali violinisti al mondo, che ha incantato il pubblico assieme a Giedre Dirvanauskaite e Georgijs Osokins.
Lo spettacolo, che si inserisce nella prestigiosa e fortunata rassegna ideata e diretta dalla direttrice d’orchestra Gianna Fratta, ha registrato il sold out e sorpreso il pubblico del Giordano.
“Tutta l’arte, compresa la letteratura, aspira alla condizione della musica, che non ha bisogno di parole per esprimersi” – mi ha detto Nicola Lagioia in un’intervista prima dello spettacolo. “La musica travalica tutte le barriere, linguistiche e culturali, e diventa comprensibile per tutti. Nasce prima della parola, si dice addirittura che gli uomini abbiano cominciato a parlare cantando. Tuttavia non c’è uomo senza musica e non c’è uomo senza organizzazione del linguaggio con il proposito di raccontare storie.”
In che modo, però, la letteratura ha influenzato le scelte musicali di Nicola Lagioia e, viceversa, quale musica ha influito sulla sua letteratura?
“Sicuramente, sin dall’inizio, è stata la musica a influire sulla mia letteratura” – ha raccontato lo scrittore – “come molti della mia generazione, la mia cultura è influenzata dalla musica rock e post punk. In musica, a pensarci, ci sono parecchi riferimenti letterari. Penso, ad esempio, a Killink an arab dei Cure ispirata allo Straniero di Camus o a European Son dei Velvet Underground ispirata a Delmore Schwartz, scrittore statunitense. Ma accade spesso anche che la musica ispiri letteratura.
Se prima c’era molta musica classica, poi c’è stata la musica elettronica a ispirare gli scrittori. Per quanto mi riguarda sicuramente è stata la musica che mi ha portato alla letteratura più che il contrario.”
Nicola Lagioia è originario di Capurso (BA) e, qualche anno fa, ha scritto su Minima&Moralia un pezzo in cui sottolineava, a proposito della Puglia, che è alla portata di chiunque abbia voglia di farne esperienza. La sua bellezza va oltre l’evidenza del mare e degli ulivi, la sua natura autentica si nasconde, nella sua profondità riecheggia quella di chi la affronta con desiderio. È il motivo per cui esiste il mal di Puglia: chi l’ha vista poco ma l’ha capita, chi l’ha dovuta abbandonare, persino chi ci vive da sempre e non se ne è mai staccato, guarda alla regione come una terra promessa, un progetto futuro, un sogno da realizzare. Parlando con lui del nostro territorio si è riflettuto su quanto il tavoliere, e il territorio foggiano in particolare, possano aver bisogno della letteratura, della musica e della cultura in genere tanto per raccontare le bellezze quanto per denunciare le ancora eccessive storture sociali.
“Secondo me l’arte non ha queste specifiche funzioni” – ha sottolineato Lagioia – “C’è da dire però che in Puglia è successa una cosa abbastanza interessante anche grazie alla cultura, che le ha permesso dopo decenni di uscire da un cono d’ombra. Se si pensa che Domenico Modugno non diceva di essere pugliese ed era quasi strano che un talento artistico venisse dalla Puglia, si capisce quanto oggi le cose siano cambiate. Probabilmente “La capa gira” (anni 2000) è stato il primo fenomeno non folkloristico che ha permesso alla Puglia di uscire dai confini regionali e l’ha portata alla ribalta, su Lonely Planet, sulle guide ecc. Il turismo è aumentato e ha portato tanta ricchezza, sebbene ci siano territori come Foggia e Taranto che ne hanno beneficiato di meno. La mia paura, però, è che si trasformi questa regione in un turistificio.
Sarebbe bello se la Puglia diventasse un laboratorio culturale e se questo accade, indipendentemente dal ruolo dell’arte, c’è una qualificazione e un’emancipazione culturale. Sono importanti occasioni come questa rassegna – che io trovo di altissimo livello – e auspico che si moltiplichino.”
Ma come si convince chi fa arte a rimanere?
“Non sono un politico, ma penso che per fare in modo che si rimanga bisogna fare cultura d’impresa. Io sarei rimasto a Bari se avessi trovato lì lavoro. Ora le cose stanno piano piano cambiando, ma è fondamentale creare consenso attorno a quello che si fa. I teatri, le biblioteche ecc sono punti d’approdo ma è compito degli operatori culturali creare anche al di fuori. Non dimentichiamo, ovviamente, il ruolo della classe dirigente, che qui è ricca e può e deve investire sulla cultura.”
Nello spettacolo andato in scena al Giordano Nicola Lagioia ha riflettuto con il pubblico sulla forza della letteratura, sulla sua capacità di dare forma a ciò che non ne ha e sulla sua concretezza, capace di mettere nero su bianco storie e sentimenti.
Da Ungaretti a Nabokov, passando per Marquez e Pessoa, lo scrittore pugliese ha delineato una storia della letteratura e delle sue caratteristiche più importanti. Ha quindi introdotto i grandi musicisti ospiti cercando un legame tra scrittura e oralità, ricordando quanto ognuno di noi abbia bisogno di leggere e ascoltare.
La letteratura, in definitiva, non servirà a cambiare il mondo, ma ci aiuta a riconoscerci come umani. Allo stesso modo, citando uno scritto di Ben Lerner, Lagioia ha raccontato la possibilità di andare oltre i confini grazie al legame tra letteratura e musica.
Dopo di lui, il trio musicale guidato dal maestro Gidon Kremer ha estasiato il pubblico in sala. Violino, violoncello e pianoforte hanno suonato Mozart, Kancheli e Rachmaninoff meritando una standing ovation, per poi regalare al pubblico l’acclamato bis.
Musica Civica si dimostra, ancora una volta, una rassegna capace di portare a Foggia artisti di altissimo livello, donando alla città la cultura di cui ha bisogno.